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QUANDO LA SCUOLA (E)LEGGE IL TERRITORIO

Vivere in un luogo, sognarlo e renderlo più bello

Chi ha opportunità di passare per Vienna non disdegni la visita alla Hundertwasserhaus. Un edificio realizzato negli anni ‘80 su idea e disegno dell’artista, ecologista e “medico degli architetti”, il viennese Friedensreich Hundertwasser (1928-2000). Di lui, a Vienna, troviamo anche il Museo (KunstHausWien) realizzato a partire da una vecchia fabbrica di mobili e l’abbellimento esterno di uno degli inceneritori della capitale austriaca. Negli ultimi trent’anni della sua vita, questo eclettico artista disegna, progetta e (quasi sempre) costruisce, in Austria, Germania e tanti altri luoghi del mondo, esempi concreti di buona architettura, cioè luoghi per rendere felici donne e uomini: bagni termali, ospedali, chiese, stazioni di servizio, alberghi, musei, scuole e asili nido, fontane, autostrade, orinatoi… Hundertwasser è in definitiva un artista che (e)legge il territorio, che lo sogna, lo vede nei propri quadri e lo modifica rendendolo più bello, più educativo. Ecco quello che dovrebbe fare una scuola: vivere, leggere, rappresentare e modificare (per renderlo più bello!) il luogo in cui si trova.

Piccole azioni quotidiane nella piccola scuola di Rontagnano 

 Siamo abituati a fare riflessioni di carattere pedagogico, a partire dalle nostre esperienze concrete. Un metodo induttivo che riteniamo molto pragmatico, concreto e vivo. Per questo, piuttosto che partire dalle teorie, andiamo a rivisitare i fatti concreti, i gesti di ogni giorno, vissuti in prima persona. Nelle nostre esperienze scolastiche (sia che si tratti del ruolo da maestro che della funzione dirigenziale) abbiamo avuto come riferimento il territorio, che abbiamo rivoltato come un calzino. Con viva curiosità abbiamo cercato di conoscere tutto, tutto ciò che è terra-tradizioni-vita-cultura-natura. È una ricerca che non è mai completata, mai esaurita, che prende spunto da tutto ciò che ci circonda: le cellette, gli alberi secolari, i calanchi, le volpi, i mestieri, le valli, le erbe commestibili e tanto altro ancora. Ma vediamo quali sono queste piccole azioni quotidiane che ci hanno permesso e ci permettono di (e)leggere quel piccolo angolo di terra di Romagna, che è la bioregione (1) del Rubicone. Per dovere di sinteticità li presentiamo come fossero appunti o note scritte. 

1. Le uscite a piedi. La strada, il cammino, i prati, i boschi, l’incontro con una biscia che si nasconde tra l’erba, un cagnolino, il contatto fisico forte con l’ambiente in cui siamo immersi, un specie di abbraccio vitale.

2. Le cellette.  Lo studio delle tante edicole sparse nel territorio. La loro  storia, il santo a cui ognuna è dedicata, il posto in cui è ubicata.

3. La valle dell’Uso . La nostra valle, piccola e meravigliosa: Montetiffi, Pietra ddell’Uso, il corso del fiume, le strade, i sentieri, le tracce degli animali, le grandi ombre degli alberi.

4. Le mappe bioregionali.  Come conoscere e capire i tanti aspetti del territorio e trasporli su carta e/o formelle di terra-cotta. Queste mappe raccontano la vita di un territorio che ha dei caratteri culturali e naturali omogenei in stretta connessione fra loro, un territorio in cui viveva e vive una comunità di persone che forgia la propria identità nel ricercare un miglior rapporto con gli altri e con la natura da cui attinge per il proprio fabbisogno.

5. Padre Venanzio Reali  (1931-1994). La scuola di Rontagnano porta il nome di un frate cappuccino, poeta e artista, nato a Ville di Montetiffi. Studiamo la sua vita, la sua opera pittorica-plastica-poetica.

6. Il cortile della scuola . La cura del giardino e la messa a dimora di alberi da frutto: albicocchi, melograni, ciliegi, mandorli, meli. E poi fiori: viole, tulipani…

7. I mestieri . La conoscenza diretta e lo studio degli antichi mestieri presenti nel territorio, in particolare quello del “fabbricante di teglie” (é tigièr).

8. Le visite al cimitero. I nostri defunti, una parte del nostro mondo. Un luogo da non temere e che spesso viene tenuto nascosto ai bambini.

9. Le feste di Natale. Da venti anni, alla vigilia di Natale, si organizza la Festa nel teatrino del paese, in collaborazione con “Gruppo Culturale”. Si fanno scenette (anche in lingua romagnola) si balla, si canta e si declamano poesie.

10. I segni nella terra. Ricerca nel territorio circostante dei tanti segni lasciati dagli animali selvatici: le grufolature dei cinghiali, i buchi lasciati dai bulbi tolti dagli istrici, gli incavi nei tronchi fatti dai picchi, le tracce, gli escrementi, i nidi, le borre.

11. Il teatro. Da alcuni anni si partecipa alla Rassegna di teatro scolastico “Elisabetta Turroni”, organizzata dalla Bottega del Teatro del Rubicone, una associazione composta da 25 realtà del territorio: scuole, comuni, e gruppi culturali. Abbiamo scritto e messo in scena tre spettacoli teatrali.

Le nuvole di Angela. Abbiamo immaginato una vecchietta che vive a Savignano di Rigo (Angela Sambi - 95 anni - parente di Monsignor Sambi, nunzio apostolico negli U.S.A.) che osserva le nuvole.

L’albero di di Aurora. Una storia fantastica che narra dell’amicizia tra una bimba che vive sul Monte Farneto (Aurora) e un albero (un mandorlo).

Gervasio e le stelle. La storia ricostruita del nostro più grande vagabondo: Giovanni Gervasi da Sarsina.

12. Incontri con la gente. Le storie di una volta raccontate dagli anziani di Rontagnano, Montegelli, Tornano, Savignano di Rigo.

13. I sentieri con le radici. Una vera e propria guida del territorio. 5 mappe che nascono dall’aver percorso a piedi i nostri luoghi, incontrando fiori, animali, storie personali…

14. Il dolce poetare. Scrivere centinaia di poesie come continua esercitazione, È spesso poesia in linguaromagnola, la lingua che molti bambini per fortuna parlano ancora a casa. Viene offerto ai bambini uno stimolo e loro si esprimono su temi a loro cari: le ginestre, gli uccelli, i calanchi, la neve…”

Primavera

Nei prati si sente

marciare delle formiche 

Alex Ruffilli

Viola

Un'ape posa sul viola              

di un chicco d'uva              

Enrico Dall'Ara

 

15. I calendari (2004-2006-2008). Pubblicati a cura del Comune di Sogliano al Rubicone. Dentro vi si trovano riflessioni, poesie, disegni, fotografie sui luoghi in cui viviamo:

2004: La piccola scuola tra le nuvole

2006: La scuola degli alberi e degli animali domestici

2008: Il calendario dei dodici paesi (le 12 frazioni).

16. Le palline porta-semi. Una pallina miracoloso composta da argilla e humus e che avvolge semi di fiori, graminacee, erbe, ortaggi e piante. Tante palline così da lanciare nei campi, nei fossi, nei calanchi e soprattutto là dove il fuoco ha bruciato il bosco…per farlo rinascere. Questa tecnica, inventata dal giapponese Fukuoka e portata in Europa dal greco Panos Manik, ci è stata insegnata recentemente da Lorenzo Martini, un ragazzo che dedica la sua vita alle tecniche di agricoltura naturale.

17. L’ultima azione, le capanne viventi. Strutture in salice, posizionate nel cortile della scuola, per creare gallerie, capanne, piccoli rifugi utilizzando rami lunghi di salice che piantati in terra, mettono radici e ritornano a germogliare ogni primavera. Angoli fantasiosi del giardino della scuola, intrecci di luci, lunghi spazi di ombra che invitano a correre. Inoltre, strutture naturali che giocano con i bambini e che rivivono ogni anno aiutando i bambini a sentire il divenire continuo di ciò che ci sta attorno. Con gli anni diventeranno vere e proprie cattedrali viventi. Molti genitori hanno lavorato con noi. 

 

Un Piano dell’Offerta Formativa incardinato nel territorio

Come leggere gli esempi che abbiamo appena portato? È nel contesto in cui è inserita la scuola dove avviene il tutto. E allora chiediamoci: quanto siamo immersi nel contesto in cui lavoriamo? Quante sono profonde le nostre radici in quel luogo, in quella situazione?  Non necessariamente dobbiamo essere nati e vissuti nel contesto scolastico in cui lavoriamo. Ma, per usare termini utilizzati in settori più o meno vicini alla scuola, dobbiamo “inculturarci” o meglio “incardinarci”. Dobbiamo cioè capire la cultura di un luogo e legarci a quel luogo così come la porta è tenuta e ancorata dai cardini. Ecco ciò che avviene nella pluriclasse di Rontagnano, la più piccola scuola del nostro Istituto Comprensivo. Non è possibile agire con una proposta educativa (termine che preferiamo a Piano dell’Offerta Formativa) asettica, identica in ogni scuola. Non siamo né fotocopie né cloni. Qui entra in gioco la biodiversità, che è la caratteristica essenziale del mondo. Ogni luogo è diverso da un altro. Non possiamo omologare le nostre proposte come fossero bibite gassate o panini inventati da ditte che poi li propinano uguali in tutto il mondo Per conoscere il territorio in cui viviamo dobbiamo percorrerlo, dobbiamo saperci orizzontare, conoscerne le località, i luoghi. In altre parole dobbiamo leggere il territorio, poterne avere una rappresentazione mentale. Dobbiamo cioè avere nella nostra mente una mappa, una carta del territorio. Dicono G.Meier e W.Morlang, "Quel che accade nel villaggio, accade nel mondo e quel che accade nel mondo, accade nel villaggio. Per questo sono un provinciale convinto e credo che si diventi cosmopolita solo attraverso la provincia...". (da DAS DUNKLE FEST DES LEBENS, (Basel, Bruckner und Thünker, Köln,1995). Ogni realtà locale, ha tradizioni, riti, espressioni artistiche, modi di costruire le case, produzioni culturali, ricette tipiche in cucina con pietanze e sapori legati a quella terra specifica, maniere di vestirsi e costumi propri, una parlata, cioè una lingua locale (non tanto un dialetto, come viene speso definito in maniera disprezzante anche da noi uomini di scuola), usata dai viventi e tramandata di generazione in generazione.

Il resto, a quel punto, viene quasi di conseguenza e ha bisogno di pochissima formalità: i rapporti con le Amministrazioni Locali e le Parrocchie, le collaborazione con le Associazioni Culturali e le Pro Loco, le Biblioteche, le Ludoteche, i servizi per la Prima infanzia.

La strada e la memoria

Vorremmo concludere col racconto di un’altra esperienza, che è, se vogliamo, metafora del nostro modo di concepire un POF legato al proprio territorio sia dal punto di vista del tempo oltre che dello spazio. Durante l’ultimo collegio docenti dell’a.s. 2005/6 abbiamo deciso di organizzare il primo incontro dell’anno scolastico successivo, a settembre con una modalità nuova. Ci siamo recati, camminando a piedi dalla località Pietra dell’Uso al paesino di Montetiffi, una delle località più isolate e piccole del nostro territorio. Montetiffi, come accennavamo sopra, è un piccolo borgo di case, rinomato per il fatto di essere l’unico posto al mondo dove una famiglia costruisce ancore le teglie, il testo di terra e argilla, per cuocere la piadina romagnola. Qui, nell’antica abbazia benedettina, abbiamo fatto un convegno sulla figura del maestro e pittore Federico Moroni, noto al mondo pedagogico italiano per la sua Scuola di Bornaccino (Santarcangelo di Romana - RN) e per il suo libro “Arte per nulla”. Abbiamo scoperto, quasi per caso, che Moroni era stato insegnante della Scuola Rurale di Montetiffi negli anni 1937/38 e 1938/39. E di quegli anni, per fortuna, sono rimasti nel nostro archivio scolastico i registri di classe. Quattro documenti vivi, strumenti eccellenti di memoria e di storia del nostro territorio, della sua gente e della sua scuola. Moroni arrivava da Santarcangelo di Romagna in bicicletta fino alla località Pietra dell’Uso e da qui si inoltrava per un sentiero, a piedi, per raggiungere la sede di servizio. Abbiamo immaginato questo tratto come fosse il cammino del pedagogo (colui che accompagnava il fanciullo da casa a scuola) e con gli insegnanti del collegio docenti abbiamo fatto quel tratto a piedi, come fosse “la camminata del pedagogo”, prima di immergerci nello studio sulla figura di questo maestro storico. Abbiamo capito, da quella esperienza, che il registro di classe non può essere un mero atto burocratico o certificativo. Ci siamo accorti, paradossalmente, che i registri del periodo fascista riuscivano a raccontare la storia di quegli anni e che, invece, i nostri registri rischiano di essere freddi strumenti certificativi. Da ciò la realizzazione di nuovi registri che sono veri e propri diari delle attività svolte, contestualizzati in luoghi e tempi precisi.

Gianfranco Zavalloni (Dirigente Scolastico)

Fabio Molari (maestro - pluriclasse di Rontagnano)

Istituto Comprensivo Statale Sogliano al Rubicone (FC) 

(1) Con bioregione intendiamo un luogo geografico riconoscibile per le sue caratteristiche di suolo, clima, specie vegetali ed animali. Ma anche una realtà in cui vivono e sono presenti le persone, giocando ognuno la propria parte - insieme agli altri - con consapevolezza. In questo contesto le persone si esprimono con tradizioni, riti, arte, modi di abitare, produzioni culturali, costumi. 

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Per ulteriori informazioni o contatti:

Gianfranco dottor Zavalloni

email burattini@libero.it

 

http://www.scuolacreativa.it 

Istituto Comprensivo di Sogliano al Rubicone              

 

via Aldo Moro 6 - 47030 Sogliano al Rubicone (FC)                  

telefono: 0541.948631 

http://www.scuolesogliano.it

Dettagli del progetto

  • Documenti
  • Sogliano
  • Forlì-Cesena
  • 2008
  • Tutti
  • 6 -19 anni
  • Ambiente Territorio, Apprendimento cooperativo, Apprendimento per esperienza, Arte Cultura, Educazione alla cittadinanza attiva, Geografia, Interdisciplinarità, Lavoro di gruppo, Metodo attivo, Progettazione/Programmazione, Società
  • DidatticaER
Proprietà dell'articolo
creatolunedì 18 ottobre 2010
modificatolunedì 18 ottobre 2010